Cigarette ash Landscape, Yang Yongliang 2007

Il saggio è accompagnato da una serie di opere che

enfatizzano alcuni paradossi da immettere, come

“sguardi altri”, nel dibattito in corso riguardo i territori

del Nord Est. Latenti ed effimere queste immagini

evocano a tratti la lenta combustione dei paesaggi

urbani e ri-disegnano ironiche interpretazioni dei modelli

di urbanità diffusa. Oppure, raccontano il silenzio

dei vuoti improvvisi e le latenze dei messaggi,

in presenza di scenografie spaziali dettagliate

ma statiche ed immobili.

Matteo Aimini, All Right Reserved © 2017

Paesaggi del NordEst

Indagini e scenari Re-Cycle al Margine della Pedemontana Veneta

OCCASIONI DI RE-VISIONE

Punto di partenza

Paesaggi del Nord Est è un lavoro di ricerca di tipo applicativo, il cui obbiettivo consiste nel raccontare plausibili scenari futuri attraverso gli strumenti del progetto di architettura per il territorio. Per architettura si intendono quelle capacità di chi lavora con la materia del costruito alle diverse scale, migrando senza pregiudizi tra le varie discipline, riprendendo forme di contaminazione già ampiamente consolidate. Miscelare nelle pratiche del progetto, ad esempio, un approccio che disegna la capacità di intervento sul paesaggio come un atto di tipo contestuale ai processi di trasformazione e che si pone “preventivo” alle trasformazioni (Bocchi, 2012) esplora la necessità di una visione capace di intervenire in maniera strategica a priori, quando è possibile, evidenziando il fabbisogno di costruire forme di precognizione paesaggista possibilmente agganciate a nuovi modelli di sviluppo economici e sociali. A supporto di tale discorso, sarebbe interessante riprendere il concetto degli “assi del soft power” (Bonomi, Masiero 2014), riguardo ad alcuni processi di prefigurazione dei cambiamenti territoriali in funzione di un ri-sviluppo socio/economico teso a ri-costruire comunità ed imprese a partire dalle qualità intrinseche dei territori, dalla ricchezza delle strutture ambientali presenti ma trascurate e dall’enorme patrimonio di capitale fisso e sociale (Munarin,Tosi, 2011) che lentamente si è depositato nell’emblematico NordEst Veneto del post “capitalismo molecolare”.

Di conseguenza gli scenari di progetto si muovono nella direzione dove le aggiunte non giustificate di altro materiale tipologico all’oramai consolidata categoria della città frammento, sono oramai difficilmente tollerabili. In quanto lo sforzo è teso a ridare un senso a quello che già esiste, scegliendo di consolidare l’aspetto della metropoli diffusa mediante la sua radicalizzazione e guardando il costruito come una risorsa da curare ed implementare attraverso una specifica e sostanziale trasformazione ecologica dello spazio non costruito, piuttosto che prediligere forme di tabula rasa a priori.

In tal senso le pratiche e le possibilità del ri-uso tracciate dalla ricerca Re-Cycle Italy in questi tre anni1 sono di grande aiuto per confrontarsi, in prima istanza, con possibili modelli alternativi di prefigurazione spaziale e paesaggistica ed in secondo luogo, tale esperienza permette di avvicinarsi al progetto dei luoghi in un ottica evolutiva rispetto alle pratiche consolidate . Nel senso che sarà necessario imprimere un cambio di marcia alla progettualità di tipo operativo, cercando forme di ibridazione sempre più profonde tra le pratiche del progetto di paesaggio e di urbanistica, ripartendo dal disegno degli spazi aperti di grande dimensione, dalla qualità dei medesimi, siano essi agricoli o “selvaggi", in cui poter sperimentare almeno tre formule di progettualità : una migliore gestione dei processi di densificazione, diradamento e di ricomposizione dei tessuti urbani. Una maggiore tutela verso la creazione di differenti ecologie dell’abitare e del lavoro dove edifici, soggetti ed attività di diverso tipo potrebbero combinarsi tra loro secondo forme di rinnovata mixitè. Per ultimo ma non meno importante la promozione di una architettura del riuso e del riciclo che si rapporti secondo nuovi paradigmi allo spazio preesistente (Lanzani, 2012).

 

Contesto

Il reticolo multipolare (Dematteis, 1992) del Veneto Centrale, composto dalle villette isolate, capannoni, centri commerciali e grandi operazioni immobiliari che a partire dagli anni ‘60, grazie anche a processi di auto-organizzazione, facilitati dalla deregolamentazione del governo pubblico del territorio (Giusiano, 2012), offre un occasione interessante per raccogliere e testare alcuni approcci inerenti le forme del paesaggio nei contesti sottoposti a forti processi di metropolizzazione per quanto concerne le questioni economiche, le relazioni sociali e le attività legate alla vita quotidiana e alla cultura (Indovina, 2009). I tessuti regionali della pianura e dell’alta pianura veneta, entrambi fortemente innervati da una capillare rete idrica, da un grande numero di connessioni viarie ed infrastrutturali, da eccellenze agricole e così via, allo stato attuale mostrano a tutti gli effetti dei caratteri urbani fortemente ibridi, un altalena continua tra campagna e contesto edificato, dove risiedono all’incirca quattro milioni e mezzo di abitanti (ISTAT, 2011), generando non più un semplice aggregato disomogeneo di forme urbane ma un modello proprio di insediamento metropolitano.

Il territorio dell’Alta Pianura, parte integrante di questo sistema di insediamenti dilatati, oggi vive un momento di difficoltà, complice un lungo scenario macro economico avverso che ha svuotato lentamente ed in maniera inesorabile parti talvolta consistenti delle aree produttive, segnando la conclusione di un ciclo produttivo (Micelli, 2014) e lasciando sul campo un pulviscolo di tessuti abbandonati e di lacerti improduttivi. Consegnando alle comunità un eredità paesaggistica pesante e sofferente nella sua articolazione territoriale che presenta forme di interazione spaziale conflittuale, dovute a sviluppi insediativi ad “elevata potenza di frammentazione” (PTRC, 2013). Un paesaggio squassato e reso disomogeneo da un pulviscolo concentrato di schegge, paragonabile per risultato alla deflagrazione di una granata shrapnel2.

 

Opportunità di revisione

Questa tipo di eredità urbana rientra fortunatamente (oppure no) nel processo di costituzione delle città metropolitane (DDL n°56, 2014), organi quest’ultimi che dovrebbero farsi carico del destino “globale” e “competitivo” dei territori anche in sostituzione degli Stati nazionali (Romano, 2014). La “Legge Del Rio” pur non modificando sostanzialmente l’impianto delle funzioni comunali in materia di urbanistica e di paesaggio (OEQ21, 2015), potrebbe comunque rivelarsi un occasione di rinnovamento non scontata per il futuro di questi territori.

Un buon punto di partenza sarebbe di sicuro una approfondita revisione strutturale per quanto concerne gli apparati concettuali, cognitivi ed operativi del paesaggio, nell’ottica di formulare possibili scenari di risignificazione capaci di suscitare una serie di ripensamenti sulla questione urbana e architettonica di questa parte del Nord-Est.

 

Apparato concettuale

Questa ricerca ha ritenuto primario ristabilire una relazione tra gli eventi del territorio e i risultati spaziali che ne conseguono, un specie di dispositivo azione-reazione, nel tentavo di ridisegnare alcune geo- grafie, con l’intento di porre rimedio a eventuali assenze, per dare forma ad un progetto strategico coerente in relazione ad un elemento cruciale per territori dell’Alta Pianura: l'infrastruttura Pedemontana Veneta, che solcherà in maniera trasversale l’intero arco pedemontano da Vicenza fino a Treviso.

 

Metodo

Se questa infrastruttura in divenire, ora al secondo lotto su tre, fosse utilizzata come spina dorsale per un processo di rilettura del codice spaziale pedemontano, sarebbe necessario innanzitutto stabilire un modello territoriale capace di rileggere l’intero sistema, per poi successivamente focalizzarsi su un’area pilota. Il modello disegnato da questo lavoro è generato principalmente dall’incrocio di due esperienze apparentemente molto distanti. La prima appartiene agli strumenti tipici della cultura del progetto e fa riferimento per analogia di forma agli esperimenti condotti dal gruppo OSA (Kopp, 1967) nei primi anni ‘20 del secolo scorso in Russia. Con riferimento specifico alle grandi urbanità lineari generate dallo sviluppo di maglie ed infrastrutture che si stendono sul territorio. La seconda anima, meno utopica ma più pragmatica, è presa in prestito dalle pratiche dell’ecologia3 e non, come erroneamente alcuni potrebbe pensare, dagli esperimenti di new urbanism4. Il concetto di transetto, quindi,è da intendersi come un percorso lungo nel quale si contano, si registrano e si classificano i mutamenti di una specie sia essa arborea che animale. La scelta di tale figura operativa è strumentale al processo di rilettura dei territori, non più percepiti nelle loro divisioni amministrative ma interpretati nuovamente a seconda dei vettori di movimento che li compongono, permettendo una rilettura nei suoi assetti fisici piuttosto che nelle esili ed astratte cornici amministrative che ora li disegnano.

 

Transetti

Il risultato derivato è un sistema di lettura tangente l’infrastruttura pedemontana che stabilisce quattordici ambiti di intervento primari. Ogni Transetto rappresenta una possibile zona di azione al cui interno insiste almeno un casello di entrata e uscita della Superstrada. Nel tentativo e nella speranza, a posteriori, di proporre strategie atte a sanare un possibile e arci noto conflitto, quale il disegno delle infrastrutture come tubi incapaci di irrigare i territori spugna5. Un operazione di senso che interagisce con un opera blindata e già approvata nel sue essere tale.

Dal momento che i manufatti e le opere di mitigazione e compensazione ambientale sono scambiate per interventi e progetti di paesaggio, si ha la sensazione di trovarsi di fronte all’ennesima occasione sprecata che allontana tale manufatto dalle realizzazioni avvenute in alti paesi europei6, che grazie a quadri legislativi lungimiranti7, sono stati capaci di interpretare un opera infrastrutturale come un occasione di modificazione in positivo di un paesaggio, non solo in termini ingegneristici, ma capace di spronare nuove formule di sviluppo sostenibile e culturale a favore del territorio e delle comunità che lo abitano.

 

Apparato cognitivo

A chiusura dei ragionamenti meta-progettuali e di governo del territorio, in bilico tra la necessita di recupero di un codice spaziale alla scala regionale ed una progettualità di cornice strategica, è emersa l’esigenza di lavorare sull’immaginario dei luoghi, utilizzando le pratiche art based (McNiff,1998), come ad esempio la formulazione di una narrativa attraverso il linguaggio fotografico. L’avvalersi di uno sguardo esterno, svincolato da qualsiasi retorica, ha permesso di declinare almeno tre aspetti di un certo interesse. In primis la possibilità di raccontare le eventuali incongruenze e le interazioni degli elementi della “città paesaggio”, mediante comparazioni binarie di scatti fotografici (dittici). In secondo luogo il cambio di prospettiva attuata con i voli aerei lungo i transetti n°12 e n°14, allo scopo di comprendere in fondo la struttura spaziale del territorio, rendendola di fatto un elemento vivo ed in movimento. Concetto quest’ultimo ben rappresentato dalle riprese video (sorvoli). Terzo, l’utilizzo dello strumento fotografico per documentare in maniera sistematica una particolare condizione del territorio (Banca dell’abbandono) creando un primo e modesto archivio visuale dei manufatti in sottoutilizzo.

 

Dittici + sorvoli

Le categorie dei dittici riguardano i luoghi della produzione, siano essi agricoli che industriali, la città shrapnel ed i suoi frammenti, i futuri territori al margine della pedemontana, i manufatti che raccontano i paradossi dei sedimi edilizi apparsi negli ultimi vent’anni ed infine le memorie che rileggono le reliquie sia storiche che moderne in relazione al contesto in cui sono inserite. Questo tipo di esperimento suggerisce una rilettura fotografica di tipo interpretativo / soggettivo, astratta per certi versi, in quanto non interessata a ritrarre gli abitanti ma gli habitat, per poterli raccontare, così come sono, senza mediazioni. Un processo che non tiene conto delle eccellenze o delle peculiarità ampiamente conosciute ma scava in profondità nell’intento di far emergere le vere natura di questo paesaggio. Di contrappunto è stato necessario intervenire, con un altro tipo strumento di rilievo : le riprese aeree. Ciò ha permesso di cogliere e verificare la struttura del territorio che si andava delineando tramite le ripetute battute di caccia fotografica lungo l’arco pedemontano. Il lavoro sistematico di ripresa, in quattordici punti nodali a 100m di altezza, per raccontare il territoro dall’alto è stato un passaggio cruciale per impostare le successive strategie e azioni progettuali.

L’insieme delle due pratiche risulta essere una specie di carotaggio bi-materico, asfalto e cielo, altezza uomo e viste a volo d’uccello, capaci di narrare le contraddizioni e di visualizzare immediatamente i caratteri fisici di una parte dell’Alta Pianura tra Brenta e Piave, della città paesaggio, piuttosto frantumata e avviata definitivamente verso la fine di un ciclo.

 

Banca dell'abbandono

Parallelamente, il problema del tessuto urbano incenerito dalla crisi che insiste all’interno della nuova maglia ambientale è stato sottoposto in toto ad un processo differente, nell’intento di stimolare una riflessione su futuri strumenti di governance per il territorio in relazione ad una visione paesaggistica per transetti. Vista la Banca della Terra Veneta (Del. Reg. n.2593/2014) che cura il sistema delle valorizzazioni delle terre incolte ed abbandonate si è ritenuto opportuno applicare il medesimo concetto all’enorme patrimonio produttivo in sottoutilizzo, dismesso ed in abbandono che insiste nei transetti n°12 e n°14. A supporto di tale teoria gli esperimenti del modello delle Land Banks statunitensi, authorites coinvolte in operazioni di promozione e ricomposizione dei tessuti edilizi (Schilling, 2014), avvallano implicitamente il concetto di Banca dell’Abbandono e del Sottoutilizzo8 sviluppato in questo lavoro, per ora allo stadio embrionale e presentato sotto forma di catalogo ragionato che si pone come primo obbiettivo di localizzare, quantificare, valutare e solo successivamente preconizzare possibile scenari per un quantità di metri quadri pari alla superficie dell’intero sistema degli scali ferroviari in fase di dismissione della metropoli milanese9.

 

Apparato Operativo

La dimensione del progetto, dopo una fase di revisione concettuale e cognitiva, si è orientata verso due principali dimensioni operative. La formulazione di modelli (doppia V Trevigiana) e strategie ambientali (Seconda Natura) alla grande scala (da 1:25000 al 1:5000), che forniscono un supporto ed un’armatura su cui incardinare lo sviluppo di progetti architettonici urbani a scale più minute (dal 1:1000 al 1:200).

 

Doppia V Trevigiana

La condizione di un ritardo consistente nel processo di realizzazione delle opere riguardanti il terzo lotto, che tra l’altro prevede 50 km in trincea10 (praticamente l’intero tracciato tra Bassano del Grappa fino a Villorba), permette di aprire un dibattito in corso sulla necessità di ri-formulare, in seno ai sopracitati processi di rinnovamento della città Metropolitana, alcuni degli strumenti di progetto a carattere intercomunale di tipo urbanistico (OEQ21, 2015) e di paesaggio (AATO, 2009). I transetti n°12 (Montebelluna - Treviso), n° 13 (Giavera del Montello - Villorba) e n°14 (Nervesa della Battaglia- Treviso ) disegnano la figura della “doppia V Trevigiana” chiudendo il tracciato della pedemontana ad est. Stabilendo di fatto un ambito geografico privilegiato in cui operare analiticamente (si veda il capitolo Quadrante 22) gettando le basi per sperimentare azioni meta progettuali a più fasi che interpretano e predispongono possibili scenari per una riflessione condivisa sui temi del territorio e del paesaggio. L’intenzione di fondo infatti non è incidere un immagine nel terreno, quanto piuttosto, “(...) quella di comprendere le caratteristiche del luogo, capire le energie che determinano il suo funzionamento, suscitando il desiderio di trasformarlo d’accordo con il flusso definito da quelle stesse energie (...) Costruire paesaggio è manipolare positivamente i fattori metabolici naturali, aggiungendo loro un senso poetico ed artistico ed evidentemente mettendoli in relazione con un obbiettivo funzionale” (Nunes, 2010).

 

Approcci

A tale proposito, sono stati attuati dei ragionamenti di tipo ambientale alla scala territoriale nei transetti n°12 e n°14, che riprendono esperienze del passato (QUAP, 2005) ed evolvono in parte alcuni concetti presenti nei ragionamenti di Hurbs in orto (Vigano, 2015), per subire una successiva ibridazione con le teorie dei “territori fragili” tipici delle pratiche di landscape urbanism11.

Questa miscela lavora per estrarre un disegno di piano a partire da un armatura ecologica sottesa, celata nei tracciati idrici minori e negletti, al fine di stabilire programmi di rigenerazione e possibili azioni in cui imbrigliare sviluppi territoriali prossimi anche agganciati ad una possibile progettualità europea di tipo ambientale12.

 

Progettualità Seconda Natura

Il funzionamento del meccanismo di cura alla grande scala, riparte dalla definizione di nuove armature ecologiche, strutture capaci di legare e tenere insieme, alla scala territoriale le schegge del tessuto antropizzato. I transetti n°12 e n°14 infatti lavorano sulla modificazione della “Seconda natura” (Donadieu, 2005) del paesaggio veneto, definito come lo spazio dedicato all’agricoltura e alla città sia essa residenziale che produttiva. Tentando per un verso di accompagnare un cambiamento endogeno verso una prima natura modestamente selvatica lungo gli argini della fitta e negletta rete idrica e dall’altro, quando la manomissione riguarda i tessuti della dispersione, produce un terzo tipo di natura, la cui immagine è prossima al giardino, non tanto nella versione ornamentale creata per il piacere dei sensi come nel Rinascimento (Hunt, 2000), ma disegnata attorno alla qualità intrinseca del concetto che esso evoca, quale luogo armonico per eccellenza, curato ed accessibile. Ri-codificando e traslando tali caratteristiche, si potrebbe portare rinnovata qualità ambientale in termini di spazio pubblico, di fruibilità verso quei contesti problematici, come ad esempio le placche industriali.

 

Ambiti Puntuali

All’interno delle armature ambientali dei transetti, sono stati individuati dei contesti operativi particolareggiati in cui i laureandi del laboratorio Re-Cycle , hanno cercato di progettare le sfumature dell’altera natura (la seconda natura) che si rimargina diventando prima o terza a seconda del tipo di approccio e di contesto. Gli studenti hanno lavorato per produrre degli ipotetici piani d’intervento (PI) come previsto dalla normativa presente all’interno degli strumenti urbanistici vigenti delle singole municipalità (PAT) e degli strumenti regionali di indirizzo strategico (PTRC, 2013), pur mantenendo un discreto margine di libertà, immaginando condizioni e possibilità per trasferire i diritti edificatori da un ambito all’altro, in una più complessiva ricomposizione insediativa “a somma zero” (Zanfi, 2011). Sfruttando le norme di una legge veneta interessante, ma problematica13, inerente la riqualificazione ambientale e la maturazione di credito edilizio in caso di sostituzione e rimozione del patrimonio edilizio esistente (Lr n°11, 23/04/04).

 

Azioni Strategiche

Gli interventi puntuali oltre a rispettare i riferimenti normativi operano sulla grana fine del paesaggio nel tentativo di riciclare tre categorie spaziali in sofferenza ad oggi presenti sul territorio:

I sistemi delle placche industriali di Nervesa della Battaglia e di Villorba, dove si agisce per i ripristinare tessuti spenti mediante ibridazioni programmatiche, sostituzioni edilizie ed incremento della qualità dello spazio pubblico, evolvendo così lo status mono funzionale che fino ad oggi ha caratterizzato i comparti industriali, disseminati a macchia di leopardo e quasi sempre realizzati ai margini dei confini amministrativi comunali. In seconda battuta le linee infrastrutturali dimesse o neglette siano esse ex ferrovie, sui cui già si è lavorato in varie occasioni (Aimini, 2015) come il tratto Susegana - Montebelluna o i sistemi idrici minori quale il torrente Giavera, potenziale elemento ecologico e portatore di mobilità lenta, capace in futuro, di mettere in connessione diretta Treviso ed il Montello, sviluppando così potenziali economie di attraversamento. Ultima ma non meno importante e` la categoria che agisce sul pulviscolo dei piccoli centri urbani e delle periferie sfilacciate degli insediamenti pedemontani. Le tattiche di azione, in questo caso, presuppongono interventi sistemici e di riuso puntuali come nel caso delle aree in prossimità della stazione ferroviaria di Montebelluna o di risistemazioni della rete ecologica dei capifossi in connessione con il puntiforme abbandono industriale del centro abitato di Signoressa.

 

Resa Finale

In estrema sintesi questo è lo scheletro della ricerca, che ha cercato di rispondere ad una emergenza fornendo, seppur parzialmente, delle risposte ed argomentazioni di tipo pragmatico da utilizzare come leve per intavolare successivi confronti. Questo volume ha la pretesa di essere uno strumento di dialogo e confronto con le comunità che abitano il territorio, le amministrazioni che lo gestiscono e le fondazioni che vi lavorano, favorendo una presa di coscienza collettiva dei luoghi. Il lascito etico, forse ingenuo ed eccessivamente ottimista riguarda la capacità di incentivare la conoscenza delle condizioni del proprio paesaggio in funzione di un ri-sviluppo differente, capace di vincere lo stato di sospensione e latenza che avvolge questi luoghi.

 

 

Note

 

1. In particolar modo ci si riferisce alla collana di 30 volumi, edita da Aracne dedicata interamente ai temi del Re-Cycle e consultabile liberamente sul sito della ricerca all’indirizzo www.recycleitaly.net

 

2. Proiettile di artiglieria a frammentazione, così chiamato dal nome del suo inventore Henry Shrap (1761-1842)

 

3. In merito al concetto di transetto è possibile consultare: Y. Loyal (1978). Plotless and transect methods. Tel Aviv Univertisty press. pp. 197 - 217 | A. R. Sen, J. Tourigny, G. E. J. Smith (1974). On the line transect sampling method. Biometrics. pp. 329-340. | D. R. Anderson et al. (1979). Guidelines for line transect sampling of biological populations. The Journal of Wildlife Management. pp 70-78.

 

4. Sull’argomento: Congress for the New Urbanism. The Charter of the New Urbanism. (1999) McGraw-Hill Professional. | D. Andrés, E. Plater-Zyberk, J. Speck (2001). Suburban Nation. Straus and Giroux. | D. Andrés, S. Sorlien, W. Wright (2006). SmartCode and Manual. New Urban News Publications. | D. Andrés (2004). Notes Towards a Reason to Code. From Perspecta 35: The Yale Architectural Journal - Building Codes, special insert between pp. 32 & 33. | D. Andrés, E. Talen (2004). Making the Good Easy: The SmartCode Alternative. Fordham Urban Law Journal, Vol. 29, No. 4, pp. 1445-1468. | D. Andrés, E. Talen (2003). Transect-Based Planning and the SmartCode. Council Report IV, The Town Paper.

 

5. Si veda: On mobility 2 - Riconcetualizzazioni della mobilità nella città diffusa. A cura di L.Fabian, P. Pellegrin. Marsilio Editori (2012) - Venezia. In particolar modo i saggi di: B. Secchi (2012). Infrastruttura per la mobilità e la ricostruzione del territorio metropolitano. Le ragioni di una ricerca | B. Secchi, P. Viganò (2012). Acqua e asfalto. Il progetto dell'isotropia | P. Pellegrini (2012). Tubi e spugne 1. Il progetto implicito di costruzione dell'area centrale veneta | L. Fabian. Tubi e spugne 2. Mappe e modelli della rete e della mobilità.

 

6. A tale proposito è possibile consultare Lotus Navigator n°7 - 2003. Il paesaggio delle freeway + the viev from the road. Specialmente i progetti: MaxWan, Autostrada A2, Amsterdam Maastricht, pp.72 - 101 Equipe Luscher, da Berges du Rhone a Valence (a7), pp.101 - Rudolphe Luscher, Coppet Ginevra, pp.105 - Societe des Autoroutes Paris-Normandie, pp.107 - Bernard Lassus, Aree di sosta La pierre de Crazannes A837, pp.113 - Lafon + Faunieres, Autostrada Rennes Nantes pp.117. Inoltre si suggeriscono le opere transalpine di Flora Ruchat-Roncati per l’autostrada N16 ‘Transjurane’.

 

7. La legge francese “1% paysage et developpement” offre un ottimo spunto di riflessione in merito alla capacità di un governo di produrre e portare sviluppo in un territorio. Mediante la realizzazione di una progettualità infrastrutturale che condivide scenari multidimensionali, attua forme di progettualità integrata qualitativamente avanzata e considera il paesaggio che si viene a creare come un possibile motore di sviluppo.

 

8. A tale proposito si veda l’Apparato I del presente volume.

 

9. Accordo di programma del Comune di Milano (2009) - Rif.Dis.codice n° 2089/01-12/A/09/06. pp.6-7.

 

10. Per verificare tale affermazione si consultino gli elaborati di piano presenti sul sito web della pedemontana veneta (www.commissariopedemontana.it)

 

11.Sull’argomento: S. Allen (1997). From Object to Field. Architectural Design, vol. 67, pp. 24-31. | J. Corner (2007). Process. In D. Colafranceschi (ed.) Landscape + 100 Words to Inhabit It. Barcelona: Editorial Gustavo Gili, SL, pp. 50-51. | J. Corner (2010). Landscape Urbanism in the Field. Topos, no. 71, pp. 25- 29. | D. Cosgrove (1985). Prospect, Perspective and the Evolution of the Landscape Idea. Transactions of the Institute of British Geographers, New Series, vol. 10, No. 1, pp. 45-62. | G. Hargreaves (2007). Large Parks: A Designer’s Perspective. In J. Czerniak, G. Hargreaves (ed.) Large Parks. New York: Princeton Architectural Press, pp. 121-174 | S. Marot (1999). The Reclaiming of Sites. In J. Corner (ed.) Recovering Landscape: Essays in Contemporary Landscape Architecture. New York: Princeton Architectural Press, pp. 45-58. | M. Mostafavi (2010). Why Ecological urbanism? Why now? In M. Mostafavi, G. Doherty (ed.) Ecological Urbanism. Baden: Lars Müller Publishers. | L. Pollack (2006). Constructed Ground: Questions of Scale. In C. Waldheim (ed.) Landscape Urbanism Reader. New York: Princeton Architectural Press, pp. 125-140. | M. Prominski (2005). Designing Landscapes as Evolutionary Systems. The Design Journal, vol. 8 no. 3, pp. 25-34. | C. Waldheim (2006). Landscape as Urbanism. In C. Waldheim (ed.) Landscape Urbanism Reader. New York: Princeton Architectural Press, pp. 21-34. | C. Waldheim (2010). On landscape, Ecology and other Modifiers to Urbanism. Topos, no. 71, pp. 20-24. | C. Waldheim (ed.) Landscape Urbanism Reader. New York: Princeton Architectural Press, pp. 141-162.

 

12. Si fa riferimento nello specifico alla Progettualità LIFE , dove ogni anno la Comunità Europea stanzia cospicui fondi per bandi competitivi che hanno come oggetto, lo sviluppo, il mantenimento e l’innalzamento della qualità ecologica e della biodiversità dei territori, mediante azioni progettuali concrete.

 

13. Gazzettino (31/12/2014) “Giu i capannoni. Soldi a chi abbatte i ruderi del boom”, tale articolo riporta la proposta dell’Amministrazione Pubblica del comune di Villorba per quanto concerne la più grande area industriale presente nel suo territorio, che riporta punte di sottoutilizzo pari al 40% dell’intero comparto produttivo. Nonostante incentivi cospicui alla demolizione per ripristinare aree verdi e di tipo agricolo, con conseguente maturazione di credito edilizio utilizzabile mediante logiche perequative, il bando è andato deserto. Con ogni probabilità il meccanismo si è inceppato in almeno due punti : primo gli incentivi non sono stati reputati interessanti e secondo, con ogni probabilità, la scarsa fiducia verso lo strumento del credito edilizio, ancora troppo vago per quanto concerne la prefigurazione di scenari di sviluppo chiari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Erased words, Ed Ruscha, 1959

Tearing, Cutting and Folding: Early Map, Sol LeWitt 1967-1979

Elmwood and Oaklawn - Digital Suburbs, Ross Racine, 2009

Voids, Niklaus Rüegg, 2012-2013

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