QUADRANTE 22

Unità di studio

 

Paesaggi del NordEst

Indagini e scenari Re-Cycle al Margine della Pedemontana Veneta

Matteo Aimini, All Right Reserved © 2017

1850 -1900

1900 - 1950

Quadrante di studio 22 x 22 km

Evoluzione dei tessuti urbani

Il Quadrante 22x22 km, racchiude una parte del territorio pedemontano veneto, nello specifico la triangolazione tra le città di Treviso a sud, Montebelluna, Nervesa della Battaglia a Nord, includendo anche il

sistema idrico del Piave e l’adiacente rilievo del Montello. Questo territorio fino ai primi anni del ‘900 risultava modestamente urbanizzato, naturale o agricolo.Praticamente inalterato fino al 1950, ha vissuto una prima importante

 

importante trasformazione con il boom industriale degli anni ‘60-’70.

Una rapida e parzialmente controllata espansione che ha gettato le basi del modello territoriale oggi conosciuto e criticato.

edificato esistente

edificato in espansione

produttivo esistente

produttivo in espansione

Transetto n°13

Giavera del Montello Povegliano

Transetto n°12

Montebelluna

Signoressa

Postioma

Treviso

 

Transetto n°14

Nervesa della battaglia

Spresiano

Villorba

Treviso

 

10

5

2

0Km

0Km

2

4

8

1980 - 2015

1950 - 1980

Trame

 

Modello scala 1:50.000

Tecnica mista

 

A partire dalla centuriazione romana, in parte ancora visibile , che si adattava alla morfologia del suolo ed alle sue caratteristiche idrogeologiche, si è generato la regola per lo sviluppo degli insediamenti e delle

infrastrutture dei secoli a venire. A causa delle numerose inondazioni del fiume Piave, oggi è visibile solo una traccia parziale, in parte ricalcata dalla rete idrica esistente.

 

Porosità - La città scheggia

 

Modello scala 1:50.000

Tecnica mista

 

Estrudendo la struttura del vuoto si vuole far emergere la figura del non costruito nella sua fragilità e capillare  rimanenza. Osservando la sua composizione, la città “shrapnel” prende forma evidenziando un

espansione del tessuto urbano residenziale e produttivo in grado di intaccare pesantemente lo spazio agricolo, generando così un tessuto poroso e fragile simile ad una “rosa di schegge” o ad una “spugna dai larghi pori”.

 

Appare evidente come la materia del non edificato, agendo come collante, possa favorire in futuro una maggiore permeabilità, sia di cerniera che di contenimento tra i diversi insediamenti urbani e i sistemi ambientali esistenti, creando l’occasione per un disegno integrato capace di suscitare nuove e più bilanciate interpolazioni ambientali.

 

 

   Flussi veicolari

Evoluzione Infrastruttura

oltre 30.000 veicoli/h

20.000 - 30.000 veicoli/h

10.000 - 20.000 veicoli/h

5.000 - 10.000 veicoli/h

0 - 5.000 veicoli/h

Superstrada Pedemontana

(previsione al 2018: 35.173 veicoli/h)

edificato esistente

edificato in espansione

La forte espansione dei tessuti urbani misti, le aggressioni produttive delle placche industriali e le cave del medio corso del Piave, per svilupparsi si sono appoggiati al reticolo stradale minore e alla viabilità principali, quali le strade SR348 (“Feltrina”) e SS13(“Pontebbana”), creando nuovi paesaggi, gerarchizzando fortemente lo sviluppo e talvolta lacerando le

trame degli assetti consolidati, con una parziale perdita delle caratteristiche originarie. La congestione in atto che si verifica è la conseguenza di un sovraccarico perpetrato nel tempo a cui la Superstrada Pedemontana Veneta dal 2018, anno teorico di entrata in funzione , dovrà rispondere, si spera, con un assorbimento sostanziale di buona parte del traffico attuale.

1850 -1900

1900 - 1950

1980 - 2015

1950 - 1980

Le prese del Montello

Presa di Fener - Canale Brentella

Presa di Nervesa - Canale della Vittoria

di nuove attività come mulini, magli, folli e setifici che ricavavano l’energia necessaria per funzionare dalla forze dell’acqua, non sarebbero mai stati realizzati se non si fosse sviluppata questa imponente e capillare rete idrica. All’acqua della Brentella della Piavesella di Nervesa sono legati da secoli l’agricoltura ed il sistema ambientale dell’alta pianura.

L’area servita dalla Brentella di Pederobba, negli anni ’20 fu separata dalla parte sud orientale, a seguito della costruzione del Canale della Vittoria che aveva il compito di servire l’area S-E del Brentella e la pianura ancora asciutta fino al Piave, essendo il Brentella insufficiente a soddisfare tutti i bisogni d’acqua dell’alto trevigiano. A partire dagli anni 20, si iniziò una rilevante opera di miglioramento della rete adduttrice.

Prima si sistemò l’opera di presa ed il

canale derivatore, a seguire i canali principali di Caerano, del Bosco e Moresca.

Negli anni ‘50 ancora non più del 30-40% della superficie risultava effettivamente irrigata.

Il progressivo miglioramento dei canali di ordine inferiore, portò, alla fine degli anni ’60, ad elevare decisamente l’efficienza irrigua

complessiva del Canale Brentella, garantendo l’acqua al 70-80% della superficie dominata. Sempre nei primi anni ’60 si iniziò la realizzazione sistematica di canalette distributrici in cemento armato che consentivano

di estendere l’irrigazione al 100%

della superficie, eliminando le perdite della distribuzione. Il Consorzio Canale della Vittoria scelse questa via, anziché intervenire sull’adduzione. Le canalette furono realizzate nel a partire dal Brentella per circa 2.000 ha. principalmente a Volpago, Giavera e Crocetta, stravolgendo completamente

l’assetto idraulico–agrario precedente, ma fortunatamente l’esperimento durò poco.

 

Sistema delle acque

Il grande quadro dei tracciati evidenzia l’esistenza di una potente rete idrica sia principale che secondaria. Il territorio è utilizzato principalmente per la coltivazione

intensiva, ed è fortemente connotato da elementi architettonici tipici delle molteplici attività agricole che si svolgono. Questo paesaggio, ora comune, non è sempre stato

ricco di canali e fossi. E’ solo nel 1436, per rendere fertili e abitabili questi territori che la Serenissima autorizzò la derivazione di

 

acqua dal Piave, tramite il canale Brentella, a Pederobba. Dopo pochi anni il Brentella, giuse fino a Montebelluna e lo sviluppo della restante parte del canale durò molti

anni ancora. Il territorio iniziò così a trasformarsi da pietraia a terreno coltivabile.

In sintesi si può affermare che esiste una relazione biunivoca tra il canale  Brentella e lo sviluppo socio-economico di questi territori.

La nascita di nuovi borghi, la costruzionedelle ville venete e del loro intorno, la nascita e lo sviluppo

 

 

Regime dei suoli non edificati

Defrag territoriale

terreni agricoli

superfici a prato

aree estrattive

vigneti

aree interstiziali

aree boschive

bacini idrici

strada del vino Montello e Colli Asolani

 

edificato civile 22,68 Kmq

edificato agricolo 4,36 kmq

edificato produttivo 6,20 kmq

infrastrutture 30,53 kmq

idrografia 12,98 Kmq

aree non edificabili pianeggianti 367,59 Kmq

rilievi e cave 209,56 Kmq

 

Patrimonio industriale

fabbricati industriali

fabbricati industriali dismessi

fabbricati industriali: 500 m2-1.000 m2

fabbricati industriali:1.000 m2-5.000 m2

fabbricati industriali da: 5.000 m2 -10.000 m2

fabbricati industriali da: 10.000 m2-50.000 m2

Dimensioni

Distretti

Legno

Inox

Tessile

Sport

Ottica

Insediamenti industriai

Ad otto anni dall’inizio della crisi economica emerge sempre più la questione legata al sottoutilizzo, dismissione ed abbandono delle strutture produttive, commerciali e per il tempo libero. Questa parte della ricerca

si pone l’obiettivo di mostrare, attraverso

l'indagine fotografica, la situazione in

cui versano le principali aree produttive del territorio, racchiuso all’interno dei transetti Treviso- Nervesa della Battaglia (12) e Montebelluna Treviso (14).

 

 

Con punte, anche del 40% di dismissione,eclatante il caso di Villorba, intere placche industriali si stanno avviando verso un inevitabile degrado. Molte volte concepite per la sola funzione produttiva, le aree presentano punti di debolezza che concorrono, assieme alla situazione economica odierna, al loro declino: gli spazi pubblici sono ridotti al minimo necessario, le strutture per la circolazione e la sosta dei mezzi sono insufficienti e le infrastrutture della mobilità assolvono a requisiti puramente tecnici, senza nessuna

qualità ambientale.

Inoltre, i capannoni di media taglia, che, a causa delle loro caratteristiche fisiche, sono difficilmente riciclabili e si dimostrano inadeguati a soddisfare nuovi segmenti di mercato.

I transetti 12, 13 e 14, il cui territorio è stato raccontato dalle panoramiche fotografiche, compongono un unità territoriale soprannominata la “doppia V o la freccia” del Montello, che racchiude al suo interno tre filamenti urbani differenti. Il sistema lineare tra Montebelluna e Treviso (n°12), incardinato alla SR348 “Feltrina”, il sistema di collegamento idrico Montello-Treviso (n°13) garantito dall’elemento fisico del torrente Giavera ed infine lo sviluppo degli insediamenti lungo la frammentata strada-mercato SS13 “ Pontebbana” che collega Nervesa a Treviso (n°14).

 

Questi sistemi lineari intercettano a Nord, la città lineare ai piedi del Montello, attraversata per intero dalla ferrovia dismessa Montebelluna – Susegana, mentre a Sud le tre linee convergono sulla città di Treviso, disegnando un triangolazione scalena, testa di chiusura dell’infrastruttura pedemontana, che si raccorderà nei pressi di Villorba con l’ A27 Venezia – Belluno.

 

I tre filamenti, pur essendo ravvicinati, si parla solo di qualche decina di chilometri di distanza, presentano caratteri molto distinti dal punto di vista della densità, del paesaggio e del sottoutilizzo (si vedano i capitoli Seconda Natura e Scenari).

 

Tale diversità in così poco spazio è un occasione che permette di formulare una serie di riflessioni inerente lo stato di salute di più forme di questo territorio. La cornice utilizzata per raccontare lo stato dell’arte è stata costruita intorno al modello della “doppia V”, tracciando un quadrante di studio dalle dimensioni di 22x22 Km, denominato comunemente Quadrante 22 (in senso antiorario i quattro comuni agli angoli : Treviso, Nervesa della Battaglia, Montebelluna, Fossalunga).

In sintesi, dallo studio effettuato sul Quadrante 22, emergono

almeno tre grandi criticità e due spunti per rilanciare una riflessione da cui ripartire per ripensare il modello della città paesaggio:

 

- La crescita del tessuto urbano sia di natura residenziale che produttiva, lo sfruttamento estrattivo del suolo negli ultimi trent’anni, hanno generato un territorio scheggiato e molto frammentato (la città “shrapnel”). Le forme di urbanità lineari generate lungo la “ Feltrina” e la “Pontebbana“ lavorano come quinte urbane disaggreggate e non favoriscono un ri-bilanciamento contenitivo di un edificato di bassa qualità architettonica.

 

- La rigidezza delle maglie infrastrutturali consolidate e di quelle future (la superstrada pedemontana) che oggi imbrigliano da Nord a Sud e recideranno da Est a Ovest l’edificato consolidato contribuiranno a consolidare stabilire assi prioritari di sviluppo aumentando una possibile condizione di entropia per quanto concerne nuovi fenomeni  di erosione del patrimonio agricolo. Processo quest’ultimo già in atto.

 

 

 

- Con la crisi economica emerge sempre più la questione legata al sottoutilizzo, dismissione ed abbandono delle strutture produttive,  commerciali e per il tempo libero, con punte, anche del 40% di abbandono e dismissione all’interno dei transetti Treviso- Nervesa della Battaglia (n°12) e Montebelluna Treviso

(n°14) eclatante, ad esempio, il caso di Villorba. Una grande placca concepita per la sola funzione produttiva presenta forti punti di debolezza ambientale che concorrono, assieme alla situazione economica odierna, al suo declino.

 

- A fronte delle criticità, si potrebbe ripartire, dal dato della composizione del suolo non costruito di tipo agricolo (51 % dell’intera superficie del quadrante) per dettare nuovi assetti del territorio. Il settore agricolo, rispetto alla manifattura, ha tenuto meglio, anzi ha generato, grazie alla diversificazione degli investimenti, posti di lavoro e indotti positivi. Agricoltura come risorsa urbana per la città paesaggio, che dovrebbe ristabilire nuovi meccanismi di bilanciamento a favore di un ri-pristino / ri-sviluppo di tali territori in funzione di un assetto più consapevole dell’edificato.

 

- Questa trasformazione di incremento della qualità del territorio

dovrebbe essere sostenuta dalla cura e dall’incremento della vera armatura di questo paesaggio, la rete rete idrica secondaria che innerva in maniera capillare i territori dal Montello fino a Treviso. Una stratificazione centenaria, se non a tratti millenaria, quando si tratta di ricordare i brandelli delle centuriazioni romane, sopravvissute alla furia del fiume Piave. I vasi irrorati dalla presa di Fener e dal Canale della Vittoria, potrebbero innescare, se incentivati, meccanismi di incremento della qualità ecologica e della biodiversità, ricreando una poderosa rete su cui imbrigliare nuovi sviluppi.

 

- A supporto di tale progettualità, si dovrebbero affiancare una serie di operazioni atte a rendere più fruibili gli attraversamenti del territorio secondo modalità di mobilità lenta, creando spine di presa locale per un possibile sviluppo di turismo locale e non. Ad esempio il corso del torrente Giavera, nel transetto n°12, potrebbe rivelarsi una buona occasione per connette il Montello a Treviso, secondo altre logiche di attraversamento.

 

Sul modello della “doppia V”, nei capitoli successivi, si sono sviluppate alcune progettualità comuni, seppur diversificate a seconda delle peculiarità paesaggistiche dei vari transetti, approfondendo la possibilità di proporre sistemi ecologici compatibili, anche con un certo grado di libertà, al fine di ripristinare parte di un armatura ambientale ora negletta o dimenticata.

 

La "doppia V" o "la freccia” del Montello

Matteo Aimini, All Right Reserved © 2017

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