Matteo Aimini, All Right Reserved © 2017

Paesaggi del NordEst

Indagini e scenari Re-Cycle al Margine della Pedemontana Veneta

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In questo territorio dialogano o due differenti città : quella dell’ambiente, con i suoi campi agricoli, le aree naturalistiche, boschive e la rete idrica; la città artificiale, quella costituita dalle rete infrastrutturali e dall’edificato sfuso. Il progetto cerca di mettere a sistema le due realtà mediante la realizzazione di una nuova armatura ecologica capace di instaurare inaspettate interpolazioni tra i due sistemi territoriali. Lavorando sulla rete idrica secondaria, il cui sviluppo ha già permesso una volta al paesaggio agricolo di espandersi e cambiare la propria vocazione, da pietraia a territorio fertile. La nuova infrastruttura

si affianca e lavora con diverse realtà esistenti come i fabbricati

dismessi, la ferrovia e le frammentate reti ciclabili per giungere fino alle aree estrattive talvolta ancora in uso.

Questo tipo di sistema potrebbe essere in grado di generare una terza tipologia di città, attraversata longitudinalmente da est a ovest dalla superstrada pedemontana e fortemente innervata da un reticolo di filamenti ecologici che si sviluppano in maniera tangente, da Nord a Sud, innescando processi la dove è possibile di riappropriazione dei luoghi, rendendo di fatto il progetto infrastrutturale più coerente e consentendo un maggior equilibrio dei sistemi antropici e naturali.

Una volta individuati le principali caratteristiche del luogo, si è sviluppata una strategia di progetto per alcune delle categorie ritenute indispensabili quali : la rete idrica, l’ edificato sfitto o abbandonato, l’edificato consolidato e la rete di mobilità dolce.

Per ognuno di essi è stato possibile individuare almeno 3 fasi di sviluppo :

ri-naturalizzazione, creazione di una rete di mobilità dolce, inserimento di micro interventi di carattere temporaneo. Ogni progetto presenta un suo programma funzionale che assume un comportamento differente a seconda dei momenti della rete ecologica.

All’interno dell’area industriale il filamento ha il compito di aumentare la permeabilità della placca attraverso interventi di foratura della stessa, andando così ad incrementare il microclima all’interno. Nelle aree cittadine il filamento fungerà da collante fra le diverse aree costruite, andando a riempire quelle zone lasciate vuote da fabbricati industriali demoliti di pertinenza comunale. All’interno dei nuovi tessuti invece la rete ecologica avrà il compito di delimitare le aree di espansione delle nuove aree industriali, creando in esse delle aree ecologiche che contribuiranno a migliorare il microclima della zona consentendo lo sviluppo e la sopravvivenza dell’ecosistema così creatosi.

 

 

Nastri verdi.

Una nuova

Una nuova infrastruttura

tra Montebelluna e Treviso

 

 

Sofia Visentin

Ernesto Brotto

 

Per ognuno di essi è stato possibile individuare almeno 3 fasi di sviluppo :

ri-naturalizzazione, creazione di una rete di mobilità dolce, inserimento di micro interventi di carattere temporaneo. Ogni progetto presenta un suo programma funzionale che assume un comportamento differente a seconda dei momenti della rete ecologica.

All’interno dell’area industriale il filamento ha il compito di aumentare la permeabilità della placca attraverso interventi di foratura della stessa, andando così ad incrementare il microclima all’interno. Nelle aree cittadine il filamento fungerà da collante fra le diverse aree costruite, andando a riempire quelle zone lasciate vuote da fabbricati industriali demoliti di pertinenza comunale. All’interno dei nuovi tessuti invece la rete ecologica avrà il compito di delimitare le aree di espansione delle nuove aree industriali, creando in esse delle aree ecologiche che contribuiranno a migliorare il microclima della zona consentendo lo sviluppo e la sopravvivenza dell’ecosistema così creatosi.

 

In questo territorio dialogano o due differenti città : quella dell’ambiente, con i suoi campi agricoli, le aree naturalistiche, boschive e la rete idrica; la città artificiale, quella costituita dalle rete infrastrutturali e dall’edificato sfuso. Il progetto cerca di mettere a sistema le due realtà mediante la realizzazione di una nuova armatura ecologica capace di instaurare inaspettate interpolazioni tra i due sistemi territoriali. Lavorando sulla rete idrica secondaria, il cui sviluppo ha già permesso una volta al paesaggio agricolo di espandersi e cambiare la propria vocazione, da pietraia a territorio fertile. La nuova infrastruttura

si affianca e lavora con diverse realtà esistenti come i fabbricati

dismessi, la ferrovia e le frammentate reti ciclabili per giungere fino alle aree estrattive talvolta ancora in uso.

Questo tipo di sistema potrebbe essere in grado di generare una terza tipologia di città, attraversata longitudinalmente da est a ovest dalla superstrada pedemontana e fortemente innervata da un reticolo di filamenti ecologici che si sviluppano in maniera tangente, da Nord a Sud, innescando processi la dove è possibile di riappropriazione dei luoghi, rendendo di fatto il progetto infrastrutturale più coerente e consentendo un maggior equilibrio dei sistemi antropici e naturali.

Una volta individuati le principali caratteristiche del luogo, si è sviluppata una strategia di progetto per alcune delle categorie ritenute indispensabili quali : la rete idrica, l’ edificato sfitto o abbandonato, l’edificato consolidato e la rete di mobilità dolce.

 

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tra Montebelluna e Treviso

 

 

Sofia Visentin

Ernesto Brotto

 

In questo territorio dialogano o due differenti città : quella dell’ambiente, con i suoi campi agricoli, le aree naturalistiche, boschive e la rete idrica; la città artificiale, quella costituita dalle rete infrastrutturali e dall’edificato sfuso. Il progetto cerca di mettere a sistema le due realtà mediante la realizzazione di una nuova armatura ecologica capace di instaurare inaspettate interpolazioni tra i due sistemi territoriali. Lavorando sulla rete idrica secondaria, il cui sviluppo ha già permesso una volta al paesaggio agricolo di espandersi e cambiare la propria vocazione, da pietraia a territorio fertile. La nuova infrastruttura

si affianca e lavora con diverse realtà esistenti come i fabbricati

dismessi, la ferrovia e le frammentate reti ciclabili per giungere fino alle aree estrattive talvolta ancora in uso.

Questo tipo di sistema potrebbe essere in grado di generare una terza tipologia di città, attraversata longitudinalmente da est a ovest dalla superstrada pedemontana e fortemente innervata da un reticolo di filamenti ecologici che si sviluppano in maniera tangente, da Nord a Sud, innescando processi la dove è possibile di riappropriazione dei luoghi, rendendo di fatto il progetto infrastrutturale più coerente e consentendo un maggior equilibrio dei sistemi antropici e naturali.

Una volta individuati le principali caratteristiche del luogo, si è sviluppata una strategia di progetto per alcune delle categorie ritenute indispensabili quali : la rete idrica, l’ edificato sfitto o abbandonato, l’edificato consolidato e la rete di mobilità dolce.

 

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