Le infiltrazioni del suolo agricolo all’interno delle placche consente di realizzare una struttura spaziale flessibile che sia di supporto alle future trasformazioni dell’area, garantendo comunque una buona qualità dello spazio pubblico, nel caso di una forte pressione insediativa. Una caratteristica interessante degli edifici a destinazione industriale è il dato relativo alla vita media. Tutto è molto solido e durevole, dai manufatti al trattamento del suolo, dove domina il cemento. Sembra che la vita prevista per questo tipo di costruzioni sia superiore al secolo, mentre spesso l’utilizzo è mediamente di 10/15 anni. Un qualsiasi progetto di riqualificazione dell’area, quindi, non può assolutamente prescindere dalla previsione degli scenari possibili in relazione all’andamento del mercato e dell’economia nel breve e medio termine. Tuttavia, data l’impossibilità di tali previsioni, la soluzione migliore sarebbe quella di dare vita a nuovi manufatti che siano il più possibile flessibili, sia nell’uso che nelle forme. Sarà di fondamentale importanza, soprattutto, rinunciare alla volontà di arrivare ad un progetto auto-concluso, in favore di una progettualità meno rigida che possa evolversi nel tempo adattandosi di volta in volta alle esigenze del momento. In tal senso, i nuovi innesti assumono il ruolo di dispositivi funzionali ad un futuro processo di densificazione della placca industriale, favorendo l’insediamento di edifici parassita che rispondano ai requisiti di modularità, adattabilità, di contrazione o espandibilità a seconda delle richieste delle condizioni al contorno.

Paesaggi del NordEst

Indagini e scenari Re-Cycle al Margine della Pedemontana Veneta

Matteo Aimini, All Right Reserved © 2017

Da strada mercato

ad Agropolitana

Uno scenario di riciclo per

il transetto Treviso-Nervesa

 

 

 

 

Andres Tommasin

L’intervento sulla placca industriale può essere inteso come la successione di due fasi differenti, la prima propedeutica alla seconda. A ciascuna fase è associata un’azione ben precisa che comporta una variazione della densità della placca produttiva ed un conseguente miglioramento della qualità del tessuto industriale in termini di qualità ambientale, di accessibilità e di socialità. La prima modalità d’intervento si potrebbe definirsi come un operazione di “diradamento” selettivo. Considerando l’eccessivo e caotico processo di addizione avvenuto fino ad oggi all’interno della placca,

che ha portato ad una saturazione degli spazi aperti, l’unica azione ritenuta valida è di adottare una logica inversa, lavorando per sottrazione. Questo approccio prevede di intervenire nelle aree rese disponibili dai fabbricati industriali abbandonati o sottoutilizzati, ad esempio rompendone i recinti, demolendo parzialmente o totalmente i capannoni, eliminando di fatto parte delle superfici impermeabili. Una soluzione che permette al territorio di infiltrarsi ed essere infiltrato, diventando una possibile quinta per il nuovo assetto dell’area

industriale. I nuovi segni introdotti riprendono infatti le trame del tessuto agricolo circostante e si agganciano alla nuova rete della mobilità. A questa fase si accompagnerà un’operazione di riciclo e sostituzione di parte del patrimonio industriale abbandonato a favore di una tipologia produttiva come ad esempio le vertical farm, in modo da limitare il fenomeno della proliferazione delle serre, che sempre più spesso occupano

il suolo agricolo, con sensibili ripercussioni sul paesaggio.

La seconda fase di “innesto” consiste nel tentativo di rendere capillari e sistematiche le potenziali infiltrazioni agricole all’interno del tessuto industriale. In questo modo si prepara il suolo all’inserimento di nuove volumetrie, come compensazione del credito edilizio maturato con le demolizioni della fase precedente, all’interno di alcune aree ritenute strategiche per un futuro processo di ri-densificazione della

placca industriale in caso di ripresa, in modo tale da impedire un ulteriore consumo di suolo .

Matteo Aimini, All Right Reserved © 2017

L’intervento sulla placca industriale può essere inteso come la successione

di due fasi differenti, la prima propedeutica alla seconda. A ciascuna fase è associata un’azione ben precisa che comporta una

variazione della densità della placca produttiva ed un conseguente miglioramento della qualità del tessuto industriale in termini di qualità ambientale, di accessibilità e di socialità. La prima modalità d’intervento si potrebbe definirsi come un operazione

di “diradamento” selettivo. Considerando l’eccessivo e caotico processo di addizione avvenuto fino ad oggi all’interno della placca,

che ha portato ad una saturazione degli spazi aperti, l’unica azione ritenuta valida è di adottare una logica inversa, lavorando per sottrazione. Questo approccio prevede di intervenire nelle aree rese disponibili dai fabbricati industriali abbandonati o sottoutilizzati, ad esempio rompendone i recinti, demolendo parzialmente o totalmente

i capannoni, eliminando di fatto parte delle superfici impermeabili. Una soluzione che permette al territorio di infiltrarsi ed essere infiltrato, diventando una possibile quinta per il nuovo assetto dell’area industriale. I nuovi segni introdotti riprendono infatti le trame del tessuto agricolo circostante e si agganciano alla nuova rete della mobilità. A questa

fase si accompagnerà un’operazione di riciclo e sostituzione di parte del patrimonio industriale abbandonato a favore di una tipologia produttiva come ad esempio le vertical farm, in modo da limitare il

fenomeno della proliferazione delle serre, che sempre più spesso occupano il suolo agricolo, con sensibili ripercussioni sul paesaggio.

La seconda fase di “innesto” consiste nel tentativo di rendere capillari e sistematiche le potenziali infiltrazioni agricole all’interno del tessuto industriale. In questo modo si prepara il suolo all’inserimento di nuove volumetrie, come compensazione del credito edilizio maturato con le demolizioni della fase precedente, all’interno di alcune aree

ritenute strategiche per un futuro processo di ri-densificazione della placca industriale in caso di ripresa, in modo tale da impedire un ulteriore consumo di suolo .

 

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